Perchè libri e vini indipendenti?

Cosa significa indipendenti? Attorno a questo tema si addensa una grande attenzione da parte dei movimenti italiani e non solo: una parola sembra racchiudere la capacità di esercitare un discorso al tempo stesso singolare e comune, attento alle specificità ma contemporaneamente alla cooperazione e a una idea diversa di rapporti di produzione e di consumo.

Ed è effettivamente con questa lente che critical book&wine guarda al mondo della produzione editoriale e della viticoltura: due mercati attraversati da tensioni e pulsioni molto simili tra loro, che vivono problemi analoghi pur nella loro diversità: due ambiti in cui la dedizione e l'amore per il proprio lavoro sono l'elemento chiave, in cui la qualità dei propri prodotti è "immisurabile", in cui si guarda al pubblico non come a un soggetto da imbonire, ma come un ambiente con cui relazionarsi e un discorso comune a cui aggiungere nuovi elementi di riflessione, a cui dare stimoli e da cui riceverne.

Tutto questo è relativo al mondo della produzione vinicola ed editoriale indipendente appunto; in entrambi questi settori purtroppo, le economie di scala e la continua concentrazione in grandi cartelli produttivi schiacciano progressivamente quella che potremmo chiamare la "bibliodiversità" (o anche "enodiversità"), circondando il consumatore di prodotti di scarsa qualità, sempre uguali a sè stessi, che mettono alle corde con la loro potenza distributiva e persuasiva tutto ciò che è al di fuori dei grandi circuiti.

Grandi distese di libri scritti e prodotti in base ad analisi di mercato e che si attestano sul "prodotto che tira"; grandi distese di bottiglie senza una storia, spesso con additivi e trattamenti oltre ogni limite di rispetto delle materie prime e dei rapporti di produzione, senza quel tessuto di attenzioni che fanno di ogni vino un prodotto denso di relazioni sociali e di cura: c'è poi tutta questa differenza?